Costantin Noica

In questi ultimi vent’anni è accaduto qualcosa, i popoli hanno provato il brivido della morte. “Noi popoli, adesso sappiamo di essere mortali”. Non è quello che potete immaginare in un primo momento, la guerra con le sue conseguenze. Si tratta di una cosa diversa, di un pericolo che la nostra tribù non aveva mai incontrato e che non sa affrontare: il grandioso passaggio, attualmente in atto, dalle società di tipo agricolo a un mondo diverso. Ancora un passo dalle proteine sintetiche ed è la fine della civiltà del villaggio, quel villaggio che dai tempi dei Geti, è l’unica cosa che abbiamo saputo proporre al mondo. In futuro accadranno cose mirabili, la smetteremo con questa agricoltura che da migliaia di anni, pettina e spazzola ridicolmente la natura: l’umanità che fino a ieri paventava l’idea di poter superare la cifra di cinque o sei miliardi, arriverà facilmente a qualche decina; le città si estenderanno a perdita d’occhio, lasciando dovunque alla natura il diritto di ridiventare natura. E cosi fra una Parigi sterminata e una gigantesca Rouer, probabilmente ci sarà la giungla; e l’uomo ritroverà il contatto elementare con il mondo del buon Dio nel momento stesso in cui sarà diventato più intimamente, ossia più artificialmente, uomo.

tratto da L’amico lontano, di Emil M. Cioran, Constantin Noica e R. Ferrara (15 mar. 1993)

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